Il trasporto per fisioterapia non è un viaggio: è una routine. Tuo padre esce dall'ospedale con una protesi d'anca, o dopo una frattura di femore, o dopo un ictus, e il fisiatra prescrive un ciclo di sedute: più volte a settimana, per settimane. Ogni seduta ha un orario fisso. Ogni volta serve qualcuno che lo porti e lo riporti. E nelle prime settimane quel qualcuno non può essere l'auto di famiglia, perché lui non riesce ancora a sedersi né a fare le scale. Questa guida spiega come si organizza un trasporto per riabilitazione che duri tutto il ciclo, senza che ogni seduta diventi una trattativa da rifare.
La regola che vale per tutto il ciclo: si prenota il percorso, non la singola seduta. Stesso orario, mezzo adatto al momento e, quando possibile, lo stesso equipaggio.
In questa guida:
Una visita specialistica o una dimissione si organizzano una volta e finiscono lì. Il trasporto per riabilitazione invece si ripete: la stessa strada, la stessa porta, le stesse scale, più volte a settimana, per tutta la durata del ciclo. Quante sedute e per quante settimane lo decide il fisiatra, e cambia da persona a persona. Ma tre cose sono uguali per tutti.
La riabilitazione può svolgersi in ospedale, in una struttura convenzionata o a domicilio: in quest'ultimo caso il trasporto serve solo per i controlli. Negli altri due, il tema è far arrivare tuo padre puntuale, riposato e nel mezzo giusto, ogni volta. Per il quadro generale c'è la guida completa al trasporto sanitario in Sardegna; qui restiamo sul caso ricorrente.
Il momento giusto per organizzare tutto è quando la struttura ti consegna il calendario delle sedute, con i giorni e gli orari. Da lì basta una telefonata in cui si concordano una volta per tutte le cose che altrimenti andrebbero rispiegate a ogni viaggio:
Da quel momento il calendario si ripete da solo. Tu non devi chiamare prima di ogni seduta, e se la struttura sposta un appuntamento basta un messaggio.
Poi c'è la parte che le famiglie scoprono dopo la seconda o terza seduta: lo stesso equipaggio, quando possibile, cambia tutto. L'anziano riconosce le facce, sa come lo prenderanno, non deve rispiegare casa e paure a persone nuove. Gli operatori sanno già che il gradino dell'ingresso è alto, che la vicina tiene le chiavi, che tuo padre vuole il plaid anche d'estate. L'ansia scende, la collaborazione sale. È esattamente questo che concordiamo all'inizio di un ciclo: un calendario fisso e, nei limiti del possibile, le stesse persone.
Le prime sedute sono le più delicate: la persona è appena uscita dall'ospedale e il corpo non collabora ancora. Ogni situazione ha i suoi limiti:
Per questo nelle prime settimane il mezzo giusto è quasi sempre la barella, con la persona sdraiata e assicurata. Quando il fisiatra dice che può stare seduta in sicurezza per tutto il tragitto, si passa alla carrozzina. In entrambi i casi serve un mezzo attrezzato e due operatori: come spieghiamo nella guida su come trasportare un anziano che non cammina, improvvisare con l'auto in questa fase è il modo più rapido per fare un danno.
E poi ci sono le scale. Moltissime case non hanno l'ascensore, e il piano diventa il vero ostacolo: non la seduta, ma arrivarci. La sedia saliscale elettrica a cingoli serve a questo: la persona viene assicurata alla sedia e scende o sale le rampe senza essere sollevata a braccia, con due operatori accanto. Un trasferimento fatto male sulle scale può fare all'anca operata più danno di quanto la seduta le faccia bene: in quelle settimane il trasporto è parte della cura.
È la situazione che gestiamo ogni settimana. Dicci il piano, gli orari delle sedute e come sta oggi tuo padre: portiamo la sedia saliscale a cingoli e la barella, e ci pensiamo noi, dal letto alla palestra e ritorno, per tutto il ciclo.
Un ciclo riabilitativo che funziona ha una traiettoria riconoscibile: barella, poi carrozzina, poi auto. Non tutti la percorrono tutta, e i tempi variano, ma la direzione è quella. Il trasporto deve seguirla senza che tu debba ricominciare da capo a ogni passaggio.
Chi decide il cambio è chi segue la riabilitazione. Il fisioterapista vede tuo padre più volte a settimana e sa quando regge la posizione seduta per tutto il tragitto, quando tollera i trasferimenti, quando può fare qualche gradino con il corrimano. Tu riporti quell'indicazione, il calendario si aggiorna, il mezzo cambia dalla seduta successiva.
Due cose da non fare:
Il passaggio finale all'auto lo vediamo più avanti; per capire in generale quando basta l'auto c'è la guida ambulanza, taxi sanitario o auto propria.
La differenza fra una seduta che va bene e una che va male si gioca quasi tutta fuori dalla palestra.
A casa, prima dell'arrivo. Tuo padre è vestito con abiti comodi, ha preso i farmaci del mattino, è andato in bagno. Se il medico ha indicato un antidolorifico prima della seduta, l'ha preso con l'anticipo giusto. La borsa con la scheda della riabilitazione è vicino alla porta. Il percorso dal letto all'uscio è libero: tappeti arrotolati, sedie spostate.
Il trasferimento. L'equipaggio arriva all'orario concordato, con il margine per le scale. Spiega a tuo padre cosa sta per fare prima di farlo, lo sposta sulla barella o sulla carrozzina, lo assicura, affronta le scale con la sedia a cingoli. La prima volta tu guardi e impari: dalla seconda sai già cosa aspettarti.
Il viaggio. L'accompagnatore, se c'è, viaggia a bordo. Il tragitto è diretto. All'arrivo la persona viene accompagnata fino alla palestra o al reparto e consegnata al fisioterapista, non lasciata all'ingresso.
Durante e dopo la seduta. Se l'equipaggio aspetta o torna a fine seduta lo si concorda all'inizio del ciclo, in base a durata e distanza. Al ritorno tuo padre è stanco, a volte indolenzito: si riporta a letto o in poltrona, si sistema, si lascia l'acqua a portata di mano. Il trasporto finisce lì, non sul pianerottolo.
Operatore diretto, non piattaforma. Quando concordi un ciclo di sedute con ALPHA parli con chi verrà davvero a prendere tuo padre, seduta dopo seduta: nessun algoritmo che smista la richiesta a un mezzo diverso ogni volta, un solo interlocutore dalla prima seduta al giorno in cui non servirà più. Più di 700 trasporti nell'ultimo anno, ★ 5,0 su 73 recensioni Google.
La riabilitazione ortopedica ha una logica semplice: l'osso guarisce, il muscolo si rinforza, la persona torna a camminare. Dopo un ictus le cose sono più lente e meno lineari, e il trasporto deve tenerne conto.
Se insieme all'ictus c'è un disturbo cognitivo, valgono anche le indicazioni della guida sul trasporto di un anziano con demenza.
Per ogni seduta, poche cose sempre pronte:
E una volta sola, prima della prima seduta, la checklist del ciclo:
Per la preparazione della persona e della casa in generale c'è anche la checklist del caregiver.
È la domanda che ogni famiglia si fa, di solito troppo presto. Le condizioni sono tre, e devono esserci tutte:
Fino a quel giorno, l'auto è un rischio che non vale la pena correre: una caduta sulle scale o un movimento sbagliato per entrare nell'abitacolo può riportare indietro di settimane un recupero che stava andando bene. Molte famiglie, quando arriva il via libera, tengono il trasporto ancora per qualche seduta, magari solo per il ritorno, quando la stanchezza è maggiore. Si chiude il ciclo con calma, e l'ultima seduta con l'equipaggio è spesso un piccolo saluto.
Più di 700 trasporti nell'ultimo anno e 5,0 su 73 recensioni Google: la stessa cura al primo viaggio e all'ultimo. Chiamaci con il calendario in mano: fissiamo sedute, mezzo e, quando possibile, equipaggio, e tu non devi più pensarci fino alla fine della riabilitazione.
È un trasporto sanitario programmato che si ripete per tutta la durata del ciclo riabilitativo: la persona viene presa a casa, portata alla struttura per la seduta e riportata a letto o in poltrona, con il mezzo adatto alle sue condizioni del momento. Si distingue dal singolo trasporto perché si organizza una volta sola, con un calendario, e non seduta per seduta.
Sì. Quando la struttura consegna il calendario delle sedute, con giorni e orari, si concorda tutto in una sola telefonata: indirizzo, piano, ascensore, tipo di mezzo, orario di prelievo e chi sale a bordo. Da quel momento il calendario si ripete da solo e si aggiorna solo se cambia qualcosa.
Lo decide il fisiatra o il chirurgo, non la famiglia. Nelle prime settimane dopo una protesi d'anca, una frattura di femore o un ictus la persona spesso non può stare seduta in sicurezza e viaggia in barella. Quando regge la posizione seduta per tutto il tragitto si passa alla carrozzina, e più avanti all'auto.
Quando è possibile sì, ed è una delle cose che chiediamo di concordare all'inizio del ciclo. Un anziano che riconosce le persone che vengono a prenderlo collabora di più e si agita meno, e gli operatori conoscono già la casa, le scale e le sue abitudini. Nei giorni in cui non si riesce, l'equipaggio che arriva ha comunque tutte le informazioni.
Sì, un accompagnatore può viaggiare a bordo. Nelle prime sedute è utile che ci sia, perché la persona si sente più tranquilla e il familiare vede come si svolge il trasferimento. Con il passare delle settimane molte famiglie lasciano che l'anziano viaggi solo con l'equipaggio, che ormai conosce.
Basta avvisare con una telefonata o un messaggio appena la struttura comunica il cambio, e il calendario si aggiorna. Per questo chiediamo alle famiglie di tenere a portata di mano il numero della struttura e di girarci subito ogni variazione di giorno o di orario.
Leggi anche: Trasporto in barella: quando serve e come funziona · Come trasportare un anziano che non cammina · Trasporto per dimissioni ospedaliere · Ambulanza, taxi sanitario o auto propria · guida completa al trasporto sanitario in Sardegna