«È pronto per essere dimesso, ma non può stare da solo.» È la frase che manda in crisi migliaia di famiglie sarde ogni anno: il ricovero finisce, ma la persona che torna a casa non è più quella che era entrata. Non cammina come prima, ha bisogno di medicazioni, di assistenza, di qualcuno che ci sia. Per queste situazioni esiste un percorso preciso, la dimissione protetta — che però bisogna conoscere, e soprattutto chiedere in tempo.
La dimissione ordinaria è un passaggio secco: lettera del medico, saluti, si torna a casa. La dimissione protetta è invece un passaggio accompagnato: prima che il paziente lasci il reparto, l'ospedale e i servizi territoriali della ASL costruiscono insieme la continuità delle cure a casa o in una struttura — assistenza domiciliare, presidi come letto articolato e materasso antidecubito, eventuali accessi di infermieri e fisioterapisti.
È pensata per chi non è autosufficiente: anziani fragili, persone reduci da ictus o interventi importanti, pazienti oncologici, chiunque abbia bisogno di cure che continuano oltre il ricovero. Non è automatica: qualcuno deve segnalare il caso.
Il consiglio di chi lo vede ogni settimana: chiedi sempre all'assistente sociale se il percorso attivato copre anche il trasporto. A volte sì, spesso no. Saperlo due giorni prima ti evita di scoprirlo alle 11 del mattino della dimissione, con il reparto che ha bisogno del letto.
Quando il trasporto resta alla famiglia, il nostro compito è renderlo l'ultimo dei problemi. Il servizio si prenota con una telefonata appena si conosce il giorno — l'orario si aggiusta quando la lettera è pronta — e comprende tutto il percorso:
Siamo un'associazione di volontariato: per ogni servizio viene indicato in modo chiaro e trasparente, prima della conferma, il contributo a sostegno delle attività dell'associazione. E se la dimissione avviene in un ospedale della penisola, organizziamo anche il rientro in Sardegna dal continente.
La valutazione parte dal reparto: medici e assistente sociale segnalano il caso ai servizi territoriali (PUA e UVT del distretto), che valutano il bisogno e attivano il percorso. La famiglia può e deve chiederla: prima se ne parla, più tempo c'è per organizzarla.
Dipende dal percorso attivato dal distretto: in alcuni casi il trasporto è organizzato dal servizio pubblico, in altri resta alla famiglia. Va chiesto esplicitamente all'assistente sociale del reparto. Quando resta alla famiglia, organizziamo noi il viaggio con barella o sedia saliscale, a fronte di un contributo a sostegno delle attività dell'associazione.
I tempi variano da distretto a distretto: la segnalazione andrebbe fatta appena il paziente entra in reparto, non il giorno della dimissione. Se i servizi territoriali non fanno in tempo ad attivarsi, il paziente viene comunque dimesso: per questo conviene organizzare in parallelo anche il rientro a casa.
Capita spesso: il reparto dimette e l'assistenza domiciliare parte dopo giorni. In quel caso la famiglia deve coprire il rientro in sicurezza e i primi giorni a casa. È la situazione in cui veniamo chiamati più spesso — e in cui prenotare con un giorno di anticipo fa la differenza.
Chiamaci anche solo per orientarti: ti diciamo cosa chiedere al reparto e organizziamo il rientro a casa con barella o sedia saliscale, dal letto del reparto al letto di casa. Attivi 24/7, festivi compresi.
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